Prof Erminio Longhini (fondatore)
Era l’8 dicembre 1967 e il Dottor Erminio Longhini, all’epoca ricercatore universitario, e facente funzioni di Primario nella divisione di Medicina interna, si avvicinò al letto in cui giaceva una donna che, con un flebile, ma insistente gemito, continuava a chiedere un bicchiere d’acqua.
Longhini rimase colpito dal fatto che quella semplice richiesta cadesse nel vuoto.
Le altre ricoverate erano indifferenti così come l’inserviente che, intenta a pulire il pavimento, alla domanda del Longhini: “Scusi ma non sente che quella donna ha bisogno di aiuto?”, rispose bruscamente: “Dottore, se ogni volta che qualche malato ha bisogno di un bicchiere d’acqua io interrompessi il mio lavoro, il pavimento rimarrebbe sporco. Non tocca a me questo compito!”.
Quella dura affermazione fece riflettere Erminio Longhini che, tornando a casa in auto, rimuginava fra sé: “Forse è vero che non toccava a quell’inserviente soddisfare quella elementare esigenza di una persona anziana e sola”. Alla fine, concluse ponendosi la domanda: “Ma allora a chi tocca?” che egli portò scolpita nell’anima negli anni che seguirono, durante i quali il giovane medico si ritrovava regolarmente con un gruppo di amici, definito Associazione Fondatori Corpo Volontari, uniti nell’impegno di dar vita a “qualcosa” che portasse solidarietà, aiuto materiale e sostegno morale a chi si trovasse nel bisogno.
Nel 1968 Longhini divenne Primario della Divisione di Medicina d’urgenza all’Ospedale di Sesto San Giovanni e, dopo qualche anno, la fatidica domanda “A chi tocca?” trovò finalmente risposta: “toccava a quel gruppo di amici” creare un’associazione di persone che si sarebbero occupate di degenti negli ospedali, seguiti certamente con professionalità e responsabilità dal personale sanitario, ma spesso in ambienti spersonalizzanti in cui i malati erano assimilati a “corpi e organi da curare” e a “numeri di posti letto”.
Così nel 1970, viene costituita la AFCV – Associazione Fondatori di una nuova cultura per il volontariato, custode dei valori fondanti del volontariato AVO e nel 1975 AVO prese forma e fu costituita per la prima volta a Milano. Il primo servizio dei volontari fu nel 1976 all’Ospedale di Sesto San Giovanni, allora dipendente dal Policlinico di Milano dove i volontari arriveranno nel 1978.
Le prime città a seguire l’esperienza di Milano furono Ragusa, Trieste e Genova, ma nuove AVO si costituirono presto un po’ ovunque.
Ad oggi in tutta Italia conta circa 25.000 volontari distribuiti su 240 sedi, in oltre settecento strutture, tra ospedali e case di ricovero e cura.
Nel 1980 a Milano è stata costituita la Federazione AVO (Federavo), che coordina le attività delle associazioni locali e regionali.
La Federavo organizza incontri nazionali e promuove la “Giornata del volontario”.
Il volontariato è basato sul principio dell’esserci più che del fare.
I volontari devono obbligatoriamente seguire dei corsi di formazione prima di poter iniziare ad operare, prestano il loro servizio, in modo qualificato, del tutto gratuito, a favore degli ammalati al fine di assicurare una presenza amichevole e costante, offrendo loro sostegno, calore umano, ascolto, dialogo e aiuto concreto per fronteggiare la sofferenza, il disagio, la solitudine e l’isolamento che scaturiscono dalla malattia. Collaborano con il personale sanitario senza mai svolgere mansioni tecnico-professionali di competenza esclusiva medica o paramedica, ma integrandone l’attività per perseguire gli obiettivi di umanizzazione della persona e umanizzazione dell’assistenza sanitaria.
L'AVO è aperta a tutti coloro che si riconoscono nei valori della reciprocità, della sussidiarietà e della solidarietà civile, culturale e sociale.
Durante i turni si approcciano con i pazienti per capire le loro problematiche: un avvicinamento delicato e costante, in cui l’empatia e la capacità di ascolto giocano un ruolo fondamentale, evitando di discuterne le condizioni politiche e religiose; non sostituendosi assolutamente in alcun modo agli operatori sanitari; prestando opera gratuita e del tutto disinteressata, anche sul piano di riconoscimenti, trovando soddisfazione nel rendersi utile al malato per alleviare la sua solitudine.
L’AVO Livorno, nasce nell’aprile del 1983 grazie all’impegno accorato d’un pugno di donne (dieci, per l’esattezza) con l’’obiettivo di alleviare la sofferenza psicologica dei malati ricoverati in ospedale, fornendo loro ascolto, supporto e svago. Il primo consiglio direttivo ha visto come presidente il prof. Icilio Pardini primario ginecologico dell’ospedale cittadino, persona di grande fama e considerazione nella città di Livorno. La mission dell’AVO è accoglienza, ascolto, presenza, reciprocità. Quello che si deve fare oggi è vedere anche oltre: è la mano che aiuta nel bisogno, dalla corsia dell’ospedale al domicilio della persona fragile, alla RSA, in tutti quei luoghi dove si manifesta la fragilità e la solitudine Avo Livorno partecipa attivamente a varie iniziative sociali presso il Cesvot regionale, il comitato di partecipazione, la consulta delle associazioni comunali.
Allo stesso tempo si adopera a fare rete con altre associazioni cittadine di volontariato (Auser, Comunità S.Egidio, Svs, Codice Rosa, Caritas, Misericordia, Lilt, Livorno Donna, Amail) al fine di fornire ai pazienti, in particolare fragili, sostegno per agevolare le loro difficoltà.